Per gentile concessione del Dr. Bonasegale pubblichiamo un interessante editoriale redatto dal nostro Presidente
il giornale dell'epagneul breton
Code ed Agnelli di Gianluca Pasqualetti
Il Consiglio dei Ministri ha dato via libera per la ratifica parlamentare al disegno di legge sul benessere animale ispirato dall’On. Martini. Silenzio invece sulla morte per dissanguamento nel rispetto della legge coranica.
Dopo due Ordinanze del Ministero della Salute che permettono il taglio della coda per i cani da ferma delle razze Continentali (o meglio, per le razze il cui standard morfologico della FCI prevede la caudotomia) la sensibilità animalista della leghista Onorevole Francesca Martini ha ispirato la presentazione al Consiglio dei Ministri di un disegno di legge di ratifica della Convenzione di Strasburgo dell’ormai lontano 1987 ed al quale il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera per la presentazione in parlamento.
In questo disegno di legge sul benessere animale ricompare l’incondizionato divieto di modificare in alcun modo l’aspetto del cane e quindi del taglio delle code.
Scrivo qui non solo come Presidente di Società Specializzata di una razza coinvolta nel divieto, ma prima di tutto come veterinario, a mia volta figlio di veterinario e cacciatore.
Mio padre amava profondamente gli animali (tutti, tanto che in età avanzata – preso da scrupoli – cessò l’attività venatoria e trasferì ai miei zii la mia iniziazione alla caccia). Mio padre – dicevo – proprio per l’amore dei cani provvedeva al taglio della coda dei cani da caccia per evitare le gravi sofferenze allorché la loro coda, a seguito dell’esercizio venatorio, si feriva sbattendo nel bosco e col tempo si ulcerava irrimediabilmente.
Ed io lo assistevo in quei cruentissimi interventi di amputazione su cani adulti perché, a quell’epoca, gli ambulatori esistevano solo nelle città e negli Istituti Universitari ed i veterinari praticavano gli interventi chirurgici presso il loro domicilio.
E vi assicuro che l’amputazione della coda di un cane adulto provoca grandi sofferenze durante la lunga convalescenza post operatoria: pensate solo al male che sentivano le povere bestie ogni volta che si sedevano.
Proprio per questo i creatori delle razze da caccia Continentali (che a differenza delle Inglesi furono concepite per cacciare anche nel bosco e nella vegetazione fitta) stabilirono la necessità di tagliare la coda che, se praticata nei primissimi giorni di vita, non provoca dolore perché il sistema neurologico non è ancora pienamente sviluppato. Ciò vuol dire che di fatto si preferisce provocare un disagio che dura pochi secondi nei giovanissimi cuccioli, piuttosto che infliggere una grande sofferenza che si protrae per circa un mese nel cane adulto.
Ciò era vero per i nostri padri ed è vero tutt’oggi, tanto che nei Paesi Nordici, a fronte della dilagante casistica di interventi su cani adulti per rimediare alle ulcerazioni che si formano sulle code integre, si sta facendo marcia indietro rispetto alla proibizione del taglio della coda introdotta a seguito dell’adeguamento alla convenzione di Strasburgo (nei Paesi invece in cui la cultura della caccia è diffusa ed assimilabile alla nostra – come la Francia – non si sono mai sognati di proibire il taglio della coda!). La visione di cani con coda sanguinante a seguito del lavoro per il quale le relative razze sono state create non poteva infatti lasciare indifferenti i legislatori di Paesi in cui il benessere animale è voluto senza demagogia con la serietà che contraddistingue i popoli veramente civili.
Il concetto fondamentale che mi sembra cioè sfugga ai nostri interlocutori animalisti è che il taglio indolore della coda praticato nei primissimi giorni di vita del cucciolo non è motivato da ragioni estetiche, bensì funzionali.
Se quegli animalisti – che probabilmente abitano appartamenti di palazzi cittadini – vogliono veramente il “benessere animale”, imparino innanzitutto a leggere la gioia (oppure il dolore) che lo sguardo di un cane (o di un cavallo) sanno esprimere. Imparino cioè a cogliere lo sguardo di felicità dei cani allorché il padrone li porta a caccia. Il fatto poi quella loro passione istintiva li spinga a sopportare stoicamente il dolore che le ulcerazioni della coda producono, è la dimostrazione inequivocabile di quanto snaturante sarebbe relegare quei cani al ruolo salottiero di cani da compagnia. Perché il concetto di benessere animale non può escludere la soddisfazione dei loro impulsi naturali.
Aprano quindi gli occhi gli animalisti: se il recondito scopo della proibizione del taglio della coda è di contrastare l’esercizio della caccia, otterranno solo di danneggiare alcune razze di cani a beneficio d’altre, con l’unico risultato di snaturare e decimare – e probabilmente far scomparire – un patrimonio zootecnico che, nel caso del Bracco italiano e dello Spinone, risale all’epoca rinascimentale.
Anche noi siamo d’accordo che il taglio delle orecchie è oggi anacronistico, anche perché la mutilazione avviene in età in cui la sofferenza post operatoria è incontestabile. Oltre a ciò lo scopo potrebbe a volte essere di falsare l’aspetto per indurre l’espressione di una diversa personalità: un Boxer con le orecchie tagliate assume un’aria di fierezza ed aggressività ben diversa dall’aria dolce ed amorevole dello stesso cane con orecchie integre. Il taglio delle orecchie può quindi essere interpretato come il tentativo di alterare e camuffare la reale personalità delle razze.
Analogamente possiamo solo plaudire allo sforzo mirato a proibire il commercio illegale di cuccioli d’importazione dai Paesi dell’Est, ma auspichiamo allo stesso tempo una più cosciente discrezionalità degli interventi legislativi. Non possiamo cioè accettare l’assurdo accanimento contro il taglio delle code ed il silenzio assoluto a fronte di altri fenomeni a dir poco inquietanti: il “benessere animale” non può infatti ignorare che ogni giorno a centinaia di erbivori vien data la morte per dissanguamento in nome del rispetto di regole religiose della ormai molto ampia comunità mussulmana esistente in Italia.
Quando tagliamo le code, gli animalisti non vedranno dolore nello sguardo di cuccioli di pochi giorni ancora insensibili – anche perché i loro occhi sono ancor chiusi. Ma perdinci, provino una volta a cogliere lo sguardo di un agnello strappato alla madre a cinque mesi o di un vitello di otto o nove mesi sgozzati in stato di totale coscienza di morte per dissanguamento, così come capita a me di vedere per motivi professionali. Non voglio qui descrivere lo strazio di quelle immagini che sconvolgerebbero i lettori: però cerchi l’Onorevole Martini di ispirare i suoi interventi legislativi in modo che – sia pur nel rispetto dei dettati degli imam di scuola cranica – impongano un preventivo stordimento che provochi l’incoscienza degli animali da macellare.
In quei Paesi nordici in cui si sta reintroducendo la liceità del taglio della coda delle razze da caccia, lo sgozzamento che produce la morte cosciente per dissanguamento è stato proibito!!!.
Con ciò non voglio innescare pericolose reazioni emozionali e forme di razzismo, bensì solo incoraggiare l’approfondimento del vero significato di “benessere animale” da parte di chi ha la grande responsabilità dilegiferare in una materia così complessa e delicata.
Amare i cani vuol dire innanzitutto integrare il loro mondo col nostro: impedire ad un cane di espletare la funzione per cui è stato creato è come dire ad un bambino di non giocare perché potrebbe farsi male.
Ovviamente è nostro dovere proteggere sia i bambini che i cani affinché non si facciano male …. ma non possiamo (e non dobbiamo) impedire ai primi di giocare ed ai secondi di andare a caccia.
E se lo facessimo ….quello sì sarebbe un maltrattamento contro natura!