Le origini dell’Epagneul Breton

Premessa:

“…..Io mi limiterò a dirvi, come il signore di Lapalisse, che l’Epagneul Breton è originario della Bretagna e, se mi si dovesse trascinare in una noiosa discussione, mi caverei d’impaccio, dicendo che sono arrivate le beccacce e che ho con esse un inderogabile appuntamento che tutti riconosceranno della massima importanza. In effetti l’Epagneul Breton esiste ed è soltanto ciò che interessa….”
Citiamo in apertura questa arguta affermazione di Andrè Gagniard nel suo libro L’epagneul breton.
Cane da ferma ideale.
Scrivere delle origini di una razza di cani da caccia presuppone una premessa.
La caccia almeno come la intendiamo noi è cosa recente, fino alla Rivoluzione Francese che di fatto introducendo il concetto di “Egalitè” sottrae ai nobili ed ai borghesi la prerogativa di esercitare quest’attività.
Era essenzialmente esercitata in forma nobiliare alla grossa selvaggina ungulata con mute di cani da seguita e per la piccola selvaggina  accompagnati da ausiliari da punta che individuavano, scovavano e facevano involare le prede in caso di utilizzo del falco od i branchi di pernici e quaglie in caso di utilizzo della rete.
In proposito si pensi che la nozione di razza come la intendiamo ai giorni nostri era totalmente sconosciuta, le razze si distinguevano per morfologia propria ma venivano denominate in funzione dell’attività venatoria che svolgevano.
il Bracco, ad esempio, indicava sia cani da ferma che da seguita fino al 1700 ed all’interno della stessa denominazione la distinzione era tra bracco da pelo (lepri e ungulati) o bracco da penna.
Le armi da fuoco introdussero una pratica ristretta se non individuale dell’esercizio della caccia e sempre più si specializzarono soggetti che seppero prolungare l’attimo immediatamente precedente alla predazione introducendo il concetto di ferma.
Dalla metà dell’Ottocento soprattutto grazie alla nobiltà ed alla borghesia inglese che si sviluppò l’embrione della cinofilia intesa nel senso contemporaneo, si specializzavano gli ausiliari da seguita, da cerca e da ferma e si costruirono le teorie dell’allevamento selettivo.
Tale approccio si diffuse rapidamente a tutti il continente europeo e cominciarono a nascere i libri genealogici con i concetti di standard di razza e pedegree.

 Bretoni giocano a carte - Bellange Hippolyte
 
Origini

Volendo comunque azzardare una ricostruzione plausibile ma rinunciando in partenza a  voler identificare in assoluto le origini certe del cane che oggi conosciamo come Epagneul Breton, ma ciò come esposto precedentemente vale per tutte le razze, ci limiteremo a enunciare alcuni passaggi chiave che hanno lasciato una traccia tangibile delle radici di questo cane.
Scusandoci allora con il signor de Lapalisse, senza ombra di dubbio il ceppo originario da cui deriva il Breton attuale, la popolazione numericamente più importante a cui a pieno titolo si riconosce l’origine della razza  si è sviluppata in Francia e più precisamente del centro della Bretagna.
Il risultato che vediamo oggi in termini morfologici, comportamentali e caratteriali a cui si è giunti è infatti frutto di secoli di alchimie genetiche da prima incontrollate e poi regolate e tarate in funzione alle intuizioni dei “primi” allevatori e selezionatori.
Ordine e raziocinio nella selezione e nell’allevamento giunti e regolamentati con l’adozione di uno Standard che ha codificato i caratteri morfologici e descritto quelli dell’indole del “Breton tipo” e che tutt’oggi sono perseguiti dalla selezione che i molteplici estimatori della razza in tutto il mondo continuano con passione a portare avanti.

L’Epagneul…

Discendendo come tante altre razze contemporanee innegabilmente dai cani d’Oisel il cui ruolo consisteva principalmente nel far involare l’uccello contro cui veniva lanciato il falco con l’avvento della caccia con le reti dovette imparare ad appiattirsi e accucciarsi (s’epaignir), come descritto da Gaston Phœbus Conte di Foix, visconte del Bearn, regione francese ei Pirenei nel suo “Trattato di Caccia”  risalente al XIV secolo e precisamente nel 1387:

Il cacciatore di Adriaen Beeldemaker
“….Esiste un tipo di cani denominati d’Oisel (da falchi) e questi hanno molte buone qualità ma anche dei difetti.
Un bel cane da falchi, deve possedere una grossa testa e un corpo altrettanto grande e bello, il pelo è bianco o cannella, poiché questo è il colore degli esemplari più belli, tuttavia non deve essere troppo peloso e deve avere la punta della coda con un ciuffetto…”

 ed ancora:
  “…E’ un ottima cosa per chi possiede falchi o sparvieri avvalersi nella caccia alla pernice di questo cane, essi sono perfetti ed eccezionali se gli s’insegna a stare acquattati, ottimi per la caccia alla pernice ad alla quaglia con rete, Sono esemplari anche quando gli si insegna  a recuperare uccelli caduti in acqua durante la caccia…”

Apprezzato per le sue qualità venatorie alla fine del XV secolo raggiunge perfino la Corte di Francia e re Luigi XI, grande amante di questi cani li manda a cercare in tutta la Bretagna terra che esprime i soggetti migliori.

Nel Rinascimento vengono selezionati, con i canoni del tempo, gli esemplari più belli e si ottengono ceppi con soggetti dalle dimensioni più contenute ma omogenee, re Enrico III amava recarsi ai consigli di corte portando al guinzaglio i suoi Epagneul di taglia minuscola cosi come la Corte Inglese che selezionò gli spaniel riducendone la taglia fino ad arrivare ai papillon e ai cavalier King Charles.
Con la comparsa delle armi da fuoco, l’Epagneul non fu più costretto ad acquattarsi e gradualmente, attraverso una lunga e dura selezione ed altrettanto addestramento, all’incontro col selvatico imparò a rimanere immobile, a reprimere l’istinto di scovare, alzare ed inseguire la selvaggina apprese la ferma.
Arriviamo alla fine del 700 e l’attività venatoria non più prerogativa della sola nobiltà si diffuse nella forma della caccia con cani da ferma  e ciò favorì lo sviluppo e la diffusione delle razze ad essa predisposte come in Francia l’Epagneul.
Partendo da ceppi simili (gli Spaniel) dall’altra parte della Manica si selezionarono vari tipi di Setter mentre sul lato Francese viveva un tipo di cane con individui grossi forti e robusti l’Epagneul francese.
Fu grazie ad incroci tra Spaniel e Setter inglesi con Epagneul continentali che nacquero le diverse razze da ferma francesi: l’Epagneul Piccardo, l’Epagneul di Pont –Audemer, e L’Epagneul Breton.
L’Epagneul Breton

Ai tempi In Bretagna convivevano diverse tipologie di cani da caccia, nelle Cotes-du-Nord  un cane imponente ottimo per la ferma con analogie allo Springer, nelle terre d’Armor in prevalenza soggetti che ricordavano l’attuale Epagneul Francese mentre, nel Finistere, un piccolo cane dalle fattezze e cranio arrotondati con pelo piuttosto lungo denominato “choupille”.
L’apertura della Bretagna al turismo di carattere venatorio in provenienza dall’Inghilterra, attirato dalla bellezza del territorio fatto di boschi e lande con una grande concentrazione di beccacce, ha sicuramente favorito nel XIX secolo incroci tra questi cani continentali, i Setter e gli Springer d’oltre Manica; inizialmente in modo casuale e poi sempre più in modo consapevole visti i risultati qualitativi dei soggetti nati.
Il Conte di Kermadec, autore nel 1938 dello standard definitivo narra che l’evento si verificò verso la fine del XIX secolo nell’allevamento di setter inglesi del Visconte di Pontavice:
“…Il caso contribuì ad accelerare la realizzazione dell’opera già in atto, vi fu un’unione fortuita tra un Epagneul Breton ed una Setter Inglese femmina di una varietà superata e poco considerata; si conservò la famiglia nata con la coda corta e dall’ossatura e dalla taglia rinforzata che presentò grandi qualità.
Questo gruppo di cani fece sensazione per l’omogeneità che lo contraddistingueva e poco tempo dopo il successo che ottennero nelle prove garantì loro una popolarità che mantengono da allora….”

Comunque da quegli Epagneul di cui parla il primo probabile cinofilo d’europa, che arrivò a possedere fino a 1500 cani da caccia, quale fu Gaston Phoebus, sarebbero derivati tutti i tipi di Epagneul Continentali e gli Spaniels Inglesi. In buona sostanza come avvenne per i bracchi ogni paese a partire dal Basso Medioevo selezionò in relazione al proprio habitat, alle specie di selvatici, ai costumi venatori nonché alle esigenze e ai canoni estetici il proprio Epagneul. Probabilmente quindi derivante dai ceppi dei più antichi cani di tipo Epagneul, il suo sviluppo e mantenimento nella penisola armoricana l’ha forgiato ad immagine della sua regione d’origine e quindi presenta come elementi distintivi e qualificanti con un forte carattere ed una brillante intelligenza, piccolo ma robusto, sano e coraggioso. Il successo straordinario e costante di questa razza mostra la pertinenza e l’oculatezza delle scelte che fecero i fondatori “bretonisti”. La politica attuale dei Clubs, riunitisi in un sodalizio a livello mondiale (Amicale Internazionale des Clubs de l’Epagneul Breton) è di proseguire quell’opera promuovendo un cane sano, dinamico, cacciatore malizioso dall’intelligenza superiore.

Il primo progetto di Standard nasce il 3 settembre 1907 grazie ad Arthur Enaud che fonda il “Club dell’Epagneul Breton a coda corta naturale” in Francia a Nantes.

Entra in vigore ufficialmente, dopo la prima assemblea del Club a Loudeac in Bretagna il 7 giugno 1908, viene modificato una prima volta in marzo del 1923 affinando il modello e precisando le misurazioni, una seconda volta nel 1933 ove si riconoscono ufficialmente i cani con la coda corta a seguito di taglio legalizzando così le “code corte non naturali”   poi per 23 anni resta immutato.

Nel 1956 viene corretto adottando il concetto di taglia ideale ma soprattutto legalizzando il nero nei colori dei mantelli e si addiviene alla versione che resta in vigore fino al 1995 fino ad arrivare all’ultima variazione avvenuta in marzo del 2003.

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