Domande e risposte: ultimi inserimenti

  1. Qual è il maschio piu’ adeguato alla propria femmina?
    Sono il proprietario di una giovane femmina breton di buona genealogia (nel suo pedigree ci sono tanti campioni di allevamenti diversi). E’
    molto brava, molto tipica e di taglia robusta. Vorrei fare una cucciolata, ma non sono in grado di scegliere il maschio più adatto a lei. Ho
    consultato l’elenco dei campioni e sono ancora più confuso, ma non vorrei coprirla con un cane qualunque, anche se grande cacciatore.
    Vorrei anzi che qualcuno mi spiegasse come scegliere tra una genealogia piuttosto che un’altra, e se c’è affinità tra le linee di sangue.
    lettera firmata
    Risposta
    Una domanda così interessante meriterebbe una risposta complessa e dettagliata, che questo spazio limitato non permette. Cercherò
    comunque di dare qualche indicazione utile, anche se generica. Se nel pedigree della sua femmina compaiono campioni di vari allevamenti,
    probabilmente il suo patrimonio genetico non è fissato come potrebbe essere quello selezionato da un unico allevatore, che opera anche in
    consanguineità, con cognizione di causa e una profonda conoscenza della sua linea di sangue. Se questa fosse la sua situazione, le
    consiglierei di rivolgersi allo stesso allevatore da cui proviene la sua breton, lui saprebbe proporle meglio di ogni altro lo stallone più
    opportuno. Nel suo caso invece, non conoscendo personalmente gli “antenati”, prenderei piuttosto in esame, dando per scontata l’attitudine
    venatoria, le caratteristiche morfologiche e caratteriali, cercando di correggere, dove necessario, eventuali difetti. Per fare qualche esempio
    banale, non si accoppiano due soggetti che non siano stati controllati per la displasia dell’anca, che presentino entrambi mantelli troppo
    scuri, alla lunga si rischia l’unicolore, dentature non perfette, taglia troppo scarsa o troppo elevata, ossatura leggera, caratteri ombrosi,
    difficoltà di addestramento, o nel riporto, o nel consenso, e così via… Per concludere, se un maschio la colpisce in qualche modo, non esiti
    a porre al suo proprietario tutti questi quesiti fondamentali, gli appassionati seri e competenti saranno lieti di darle tutte le informazioni
    che le occorrono.
    Gianluca Pasqualetti
  2. Problema col riporto
    Ho un breton ottimo cacciatore.
    Riporta senza esitazioni tutta la selvaggina, anche la lepre o l’anatra dall’acqua profonda, ma rifiuta totalmente il fagiano maschio.
    Come posso correggere questo difetto?
    Risposta:
    Questo argomento andrebbe trattato in un volume , in quanto avere un soggetto, a qualsiasi razza appartenga, che abbia un eccellente
    recupero e riporto non è assolutamente scontato. Basandomi sulla mia esperienza di addestratore, mi limiterò a riassumere le fasi più
    importanti dell’addestramento al riporto e dei principali problemi, che oggi purtroppo molti Epagneul Breton hanno ereditato da
    accoppiamenti sbagliati.
    Innanzi tutto bisogna precisare che l’addestramento non è uguale per tutti i soggetti, ogni cane è diverso da un altro e il metodo si deve
    adattare alla psiche del soggetto da addestrare.
    Il riporto, specie nell’Epagneul Breton, dovrebbe essere spontaneo, con un minimo di addestramento tutti dovrebbero riportare qualsiasi
    tipo di selvaggina, dalla quaglia al fagiano , dalla lepre di quattro chilogrammi alla piccola minilepre, fino all’anatra dall’acqua profonda,
    ma purtroppo e dico purtroppo, molti soggetti non riportano il fagiano maschio.
    Per avere un riporto corretto e sicuro in qualsiasi momento della giornata di caccia , anche quando il nostro Epagneul Breton è stanco,
    bisogna affidarsi al riporto forzato, che pochi fanno eseguire al proprio ausiliare.
    Il riporto forzato va insegnato a un’età di sette otto mesi, ma personalmente ho avuto ottimi risultati anche in soggetti più maturi. Bisogna
    mettere il cane al terra o al seduto, lanciare oggetti diversi e di peso diverso prima a breve distanza, pretendere che il soggetto rimanga
    fermo, dare l’ordine secco con voce autoritaria “porta” oppure“Aport”. Se il soggetto non abbocca portarlo sull’oggetto lanciato, metterglielo
    in bocca e accarezzarlo sotto la gola ripetendo la parola “porta”. Questi esercizi per qualche neofita potranno apparire come un gioco
    ridicolo, ma in effetti non è così, il nostro breton memorizza la parola secca “porta”e, se l’addestramento sarà ben fatto, lo eseguirà su ogni
    tipo di selvaggina e in qualsiasi condizione.
    Come già accennato, ogni cane è un caso a sé.
    Ne ricordo in particolare uno che mi era stato affidato in addestramento e che poi presentò il problema esposto dal nostro socio. Al mattino
    presto lo portavo nelle campagne, nel pomeriggio in cortile dove eseguivo il riporto forzato, quattro o cinque esercizi, senza mai annoiare
    l’allievo, in quanto le ripetizioni devono essere frequenti ma mai per un tempo troppo prolungato.
    Dopo due mesi di assiduo esercizio, con svariati zimbelli e anche con selvaggina morta congelata, sono andato in una riserva dove è
    consentito lo sparo tutto l’anno, e ho iniziato con una quaglia, poi con una pernice e alla fine con un fagiano maschio, con soddisfazione ho
    raccolto quello che avevo seminato, la soddisfazione di avere preparato un giovane cane molto promettente con un riporto eccellente.
    Successivamente ho mostrato i risultati ottenuti al proprietario, il quale si è complimentato del mio lavoro.
    Iniziata la stagione venatoria, spesso sentivo telefonicamente il mio cliente, che mi raccontava le bravate dell’allievo, era molto soddisfatto,
    ma spesso il fagiano maschio non veniva riportato.
    Avevo testato io stesso le sue doti portandolo a caccia con alcuni dei miei soggetti e devo dire con tutta sincerità che non mi aveva mai
    fatto dubitare delle sue capacità di riportatore anche sul fagiano maschio. Così sono andato a verificare la situazione ed effettivamente il
    giovane breton ha fermato un bel fagianone, gli è stato abbattuto ma è caduto a fondo valle in un calanco, con velocità è andato al
    recupero, ha abboccato, poi ha lasciato il fagiano, inutili le incitazioni a riportare del proprietario. A quel punto sono intervenuto io con un
    trillo secco di fischietto che porto sempre appeso al collo e al quale il giovane Breton era abituato nei nostri addestramenti e all’ordine
    secco “Aport” ha abboccato il grosso fagiano risalendo con fatica il calanco per poi consegnarlo nelle mie mani. Questo soggetto non aveva
    una predisposizione al riporto spontaneo di un grosso selvatico oppure la selvaggina di allevamento emanava un cattivo odore e le penne
    gli si attaccavano in bocca, ma potrebbe anche essere che avendo un carattere forte, non accettasse l’ordine di una persona poco
    autorevole.
    Un altro metodo che ho usato in alcuni soggetti che non ne volevano sapere di abboccare il fagiano maschio, è stato quello di lasciare il
    soggetto per alcuni giorni con pasto ridotto, poi assieme ad un buon riportatore, ho messo l’allievo al seduto legato con il guinzaglio, ho
    lanciato il fagiano maschio, ho dato l’ordine al soggetto riportatore che sollecito me lo ha riportato alla mano, premiandolo con del
    formaggio. Poi ho ripetuto lo stesso procedimento con l’allievo, il quale per le prime volte non ha riportato, e in mancanza del riporto
    nessun premio, poi, vuoi per imitazione, vuoi per fame, in poche lezioni sono riuscito a vincere questa titubanza, che ritengo sia un
    problema genetico.
    Un altro sistema che ho escogitato in un cane che mi era stato assegnato per l’addestramento e che non ne voleva sapere di abboccare
    nessun tipo di selvaggina (quindi molto più impegnativo) è stato quello di legare sotto le ali un pezzo di formaggio, e per alcuni giorni ho
    ridotto le dosi giornaliere di pasto, dopo meno di una settimana l’allievo riportava ogni tipo di selvaggina. In un altro soggetto che mi era stato consegnato per risolvere il suo rifiuto a riportare il fagiano, perchè probabilmente aveva avuto qualche
    trauma di dressaggio, è stato quello di lasciarlo in una voliera con un fagiano fino a quando non lo ha ucciso e mangiato, dopo di che il
    soggetto traumatizzato non ha avuto più nessun problema di riporto.
    Esistono molti sistemi che un bravo addestratore improvvisa o inventa al momento, qualsiasi sia il metodo adoperato, ma non bisogna mai
    usare sistemi coercitivi ,con esercizi ripetitivi e tanta pazienza si può ottenere dal nostro amico qualsiasi cosa.
    Giorgio Bellotti
  3. Dubbio sulla dentatura
    Dopo aver avuto diversi breton usati esclusivamente a caccia, ora mi ritrovo con un giovane soggetto che sembra, a me e a molti “esperti”,
    molto bello, tanto da farmi tentare di presentarlo in esposizione.
    Ho letto attentamente lo standard e ho una perplessità riguardo la sua dentatura, che non si presenta nè a forbice, nè a tenaglia. Infatti
    presenta tutti gli incisivi superiori sopra quelli inferiori in modo quasi impercettibile, a parte i due centrali che sono nettamente dietro
    quelli inferiori.
    Come potrà essere valutata questa imperfezione?
    Sarà penalizzante ai fini del campionato di bellezza, se per il resto il cane fosse di alto livello come mi viene detto?
    Risposta:
    La dentatura del suo cane presenta un difetto grave di chiusura, probabilmente congenito, che quindi riveste particolare rilievo in quanto è
    trasmissibile alla prole.
    Di conseguenza è penalizzante ai fini del campionato di bellezza, anche se il suo soggetto fosse molto tipico.
    Tralascio la descrizione degli altri difetti, dal momento che lei afferma di aver letto attentamente lo standard.
    La dentatura è molto importante, al punto che l’ENCI ha istituito di recente l’introduzione della Carta dentaria, che ne certifica lo stato.
    Nanzio Mari
  4. Il mio Breton non consente
    Sono appassionato del Epagneul Breton ma ho un problema, ho un soggetto maschio di 15 mesi di buon sangue con un carattere
    leggermente dominante e molto giocherellone, ferma in modo solido e riporta molto bene anche in acqua ma purtroppo non consente
    spontaneamente o, per lo meno, non lo fa ancora. Cosa devo fare? Quando vado a caccia con il mio amico ci sono più Breton e tutti
    consentono.
    Risposta:
    “Il consenso questo sconosciuto…..” Spesso si è portati a non dare il giusto peso alla ferma di consenso, che invece a parer mio è molto
    importante, per svariati motivi. Senza volerli citare tutti per non annoiare chi legge, va detto che è indispensabile nel lavoro di coppia, per
    il rispetto che va portato al compagno che ferma, per evitare di rovinare quella che è stata una bellissima azione di caccia, culminata con
    una bellissima ferma, magari su un volo di Starne, da noi molto rare. Tutto questo viene sciupato irrimediabilmente dal compagno che non
    consente e anzi, stimola il cane in ferma a forzare, in un impeto di gelosia, e quindi involare le Starne prima dell’arrivo del fucile. Voglio
    anche dire che vedere un cane in ferma e il compagno che consente è una cosa che ti fa fare pace col mondo.
    Premesso che l’assenza del consenso naturale è un problema grave e lungamente dibattuto, i metodi per insegnarlo o migliorarlo in un
    soggetto che non ce l’ha o non lo ha perfetto, sono molteplici. Io di solito uso andare a caccia con due Breton, quindi sarebbe
    indispensabile che fossero entrambi ottimi “Consentitori”, ma trovandomi un soggetto restio a consentire, lo porto fuori insieme ad un
    altro che ferma molto solido, metto un “selvatico”, di solito una quaglia, e quando il cane ferma, porto il cane da trattare vicino al cane che
    ferma. Quando sono sicuro che lo vede, lo stimolo a star fermo, magari carezzandolo sulla testa, dicendogli delle parole “suadenti” per
    tranquillizzarlo, poi, se vedo che è ben disposto a non accostare , sempre tenendo il guinzaglio, mi allontano di qualche passo. Questo va
    ripetuto con una “lunghina” di diversi metri, magari non nello stesso giorno, e stando sempre più lontano, fino a quando non si valuta che il
    soggetto è solidamente convinto a fermare di Consenso, a quel punto decido di provare senza la costrizione del guinzaglio e solitamente
    ottengo buoni risultati. Inutile dire che è un gioco di pazienza, che non sempre vedi gli effetti in tempi brevi, ma se uno riesce a stare
    tranquillo e infondere questa tranquillità al suo cane, ottiene risultati insperati.
    Altro sistema è quello utilizzato dal grandissimo Gino Botto, una leggenda della Cinofilia, il quale utilizzava per insegnare il consenso o
    perfezionarlo, una sagoma di compensato, raffigurante un Pointer in ferma, quindi accostava l’allievo chiaramente al guinzaglio lungo, e
    una volta in vista della sagoma, fermava il soggetto, magari se dava segni di non volersi fermare, lo toccava leggermente con un frustino
    lungo, in modo da fargli sentire la sua presenza, e questo veniva ripetuto fino a quando l’allievo non fermava di consenso
    “spontaneamente”.
    Questi sono sistemi dolci, non credo all’uso di metodi coercitivi violenti, che spesso sono delle scorciatoie che se non tengono conto del
    carattere del soggetto, rischiano di rovinarlo irrimediabilmente.
    Pietro Antonio Nurra
  5. La cucciola non vuole il guinzaglio
    Sono diventato anchio un appassionato del breton e mi sono preso una cucciola bianco arancio molto bella, però ho un piccolo problema in
    quanto non vuole portare il guinzaglio…la cucciola ha 7 mesi; quando le metto il guinzaglio si siede, io la accarezzo, pero non vuole venire.
    Avete qualche consiglio da darmi?
    M.M.
    Risposta:
    La cosa giusta da fare era iniziare a familiarizzare con il guinzaglio molto prima, già a due mesi, ma a qualunque età un cane può imparare
    ad accettarlo, anche se ci vorranno più tempo e pazienza.
    Se proprio la cucciolona non ne vuol sapere, nemmeno con qualche sollecitazione e con la lusinga di un bocconcino, non bisogna insistere
    nè costringerla, in seguito vedrebbe il guinzaglio come una punizione e non come la promessa di esperienze piacevoli.
    La si lascia seduta in uno spazio ristretto, e si aspetta ad una certa distanza e senza fretta, parlandole allegramente. Prima o poi si muoverà, trascinandosi dietro il guinzaglio. Se si spaventa bisogna rassicurarla, ma senza esagerare, altrimenti lo interpreterà come un
    oggetto negativo, e quando si sarà calmata, la si gratificherà con un premio.
    Presa un po’ di confidenza, si può prendere il guinzaglio e farsi portare dal cane dove vuole, ma è importante rimanere in uno spazio
    contenuto, un giardino o un cortile.
    Piano piano si comincia ad attirare il cane a sè, anche se oppone resistenza, e sempre lo si premierà con qualcosa di gradito e grande
    entusiasmo. Non ci vorrà molto, anche se ogni soggetto ha i suoi tempi e bisogna rispettarli, ma il breton ha una grande facilità di
    apprendimento e spirito di collaborazione. L’importante è non perdere mai la calma e darle l’impressione che si tratti di un gioco.
    Naturalmente poi non ci si farà trascinare qua e là a lungo; dopo qualche giorno, con l’aiuto di giocattoli e bocconcini si insegnerà la
    condotta al guinzaglio, il terra, e tutti quegli esercizi “da cortile” che precedono l’addestramento vero e proprio, e che saranno utilissimi in
    ogni situazione.
    La redazione
  6. Il mio Breton si perde nel bosco
    Ho un problema con il mio Breton di 5 anni. Nel folto del bosco perde il contatto con me e non riesce a trovarmi. Quando si accorge di
    essersi allontanato troppo, non torna a cercarmi e si ferma ad ascoltare dove mi trovo o che io lo richiami col trillo; devo continuamente
    fischiare per farlo rientrare, ho provato anche in addestramento a non chiamarlo, col risultato che si perde girando in tutte le direzioni
    all’infuori di dove sono passato o dove mi trovo. Nei prati aperti questo non succede, mantiene di più il contatto e anche se si allunga di
    molto, dopo rientra. Vorrei un consiglio utile anche perchè e un buon soggetto
    Risposta:
    Caro amico “bretonista”, per rispondere in maniera esauriente alla sua domanda ci servirebbe sapere da quanto tempo è in possesso del
    cane, da quanto tempo ha iniziato la caccia nel bosco, che utilizzo fa lei del “trillo”.
    Cercheremo comunque di darle delle indicazioni e alcuni consigli valutando i punti sopra descritti.
    Molto spesso, con un cane tendenzialmente vagabondo, o che finge di non sentire per farsi gli affari suoi, funziona lo stratagemma di
    nascondersi e, quando si decide di essere “ritrovati”, fargli molti complimenti con grande enfasi. Per un cane affezionato al padrone è più
    efficace l’ansia di essersi perduti piuttosto di un noioso e continuo fischiare.
    In questo caso, il problema è l’età e di conseguenza un comportamento ormai consolidato che è più complicato correggere.
    Prima di tutto bisogna lavorare con il proprio cane a casa, iniziando con l’esercizio di base per il richiamo del cane e cioè il “VIENI”.
    Il cane deve essere felice di raggiungere il proprietario quando viene chiamato, certo di ricevere un premio gradito.
    Per questo esercizio si faccia aiutare da qualcuno; una volta consegnato il cane al guinzaglio al suo “aiutante”, si allontani di qualche metro
    mantenendo il contatto visivo, poi si inchini e con voce allegra dia il comando “VIENI”, aprendo allo stesso tempo le braccia.
    Quando il cane la raggiungerà premi il cane con un bocconcino appena si avvicina per le prime volte, poi basterà una semplice carezza.
    Una volta eseguito correttamente l’esercizio con la voce, sostituisca il comando “VIENI” con il “TRILLO” prolungato.
    Tale procedura va replicata all’esterno, quando anche lì il cane eseguirà l’esercizio correttamente, allora si potrà ritornare nel bosco.
    L’assimilazione di tale esercizio porta, oltre al corretto svolgimento dello stesso, un ulteriore effetto benefico, si crea una maggiore
    complicità tra il cane ed il proprietario, in poche parole aumenta la considerazione e quindi la consapevolezza che il cane ha di noi come
    Capobranco. Quando saremo nel bosco il cane (cosi come il Lupo gregario cerca il dominante durante la caccia) ci cercherà spontaneamente
    senza essere continuamente richiamato, quindi svilupperà di più quel comportamento che tutti noi vorremmo che il nostro cane avesse in
    ogni occasione e cioè il “collegamento”.
    La Redazione
  7. Carica solo se vede il selvatico. Come risolvere il problema?
    Possiedo una giovane breton di due anni, ferma in modo corretto e anche prolungato e la guidata è spontanea. Tutto questo però se non
    vede il selvatico a terra, se il selvatico pedina ed è tra l’erba alta o negli sporchi tutta l’azione avviene correttamente fino all’involo, se però
    riesce ad individuarlo visivamente …carica. L’ultima volta che sono uscito ha fatto due belle ferme su quaglie concluse in modo corretto, poi
    ha agganciato un fagiano in uno sporco e questo ha cominciato a pedinare finchè non è uscito dallo sporco per continuare la sua pedinata
    lungo una siepe di piante e rovi che delimitava due campi. Lo vedevo benissimo io perché l’erba era bassa, la cagna lo seguiva a una ventina
    di metri, finchè non lo ha visto anche lei ed immediatamente è partita alla carica. Volevo sapere se c’è un metodo per correggere tale
    atteggiamento.
    Risposta:
    Credo che molti addestratori improvvisati le risponderebbero di usare il collare elettrico, ma penso che in mani inesperte sia uno strumento
    pericoloso e controproducente, per cui glielo sconsiglio assolutamente. Gli strumenti a sua disposizione invece dovranno essere una corda
    di diversi metri e molta pazienza. Da quello che lei ci scrive, immagino che il suo breton non resti fermo al frullo del selvatico, quindi non si
    può dire che abbia concluso in modo “corretto” le ferme sulle quaglie che lei descrive. Di conseguenza, bisogna risolvere il problema che lei
    ci sottopone e contemporaneamente si otterrà l’immobilità al frullo, cosa indispensabile al momento dello sparo.
    La situazione ideale per questo tipo di lavoro sarebbe portare il cane, legato appunto ad una lunga corda, in uno spazio ampio e recintato,
    dove sono stati liberati degli animali disalati. Dovrebbe esserci qualche cespuglio, in cui gli uccelli si possano nascondere, in modo che il
    cane li avverta e in seguito li veda e non li veda. Ogni volta che tenta di caricare, si dà uno strappo alla corda, ordinandogli in modo
    perentorio il “fermo”. Ottenuta l’immobilità, ci si complimenterà con lui, come se lo avesse fatto spontaneamente. Di fatto si tratta di un
    rinforzo positivo che condiziona il soggetto, senza coercizioni che possono lasciare ricordi sgradevoli, a volte persino il rifiuto del
    selvatico, se stiamo preparando un cane delicato.
    Si tratta di un lavoro abbastanza lungo, e ci si deve armare di molta calma e costanza, ma darà risultati soddisfacenti senza ripercussioni
    negative sul suo cane. La fretta, la brutalità e l’approssimazione non dovrebbero esistere in un buon addestramento.
    Adriano Nobile (N.D.R. Si ringrazia per questa consulenza Adriano Nobile, prestigioso professionista cinofilo.)
  8. Sesso matto
    Il mio Breton pensa solo al sesso. Vuole montare altri cani femmina anche se loro non sono in calore; lo fa con cani che glielo permettono,
    mentre con altri gli fanno capire che non e’ aria e lui smette e non si avvicina piu’. Aggiungo un secondo difetto, a mio parere risolvibile, in
    quanto ha una cerca molto ristretta, gira poco poi rimane dietro di me e riparte in cerca.
    Chiedo consigli per migliorarlo.
    Risposta:
    Abbiamo deciso di prenderla sul serio e rispondiamo eccezionalmente a questa domanda particolare, che non è di nostra stretta pertinenza,
    ma potrebbe essere di interesse generale.
    Questa è una buona occasione per chiarire che ci arrivano molte domande a cui non rispondiamo sul sito, o perché personali, o perché non
    di nostra competenza, e altre le inoltriamo ai delegati che vi contattano direttamente per dare informazioni dettagliate.
    Riguardo al primo problema che viene posto, sarebbe importante, come sempre, conoscere la storia del cane, da quanto tempo vive con lei,
    se ha sempre manifestato questa “esuberanza” e, in questo caso, perché solo ora lei se ne preoccupa. Correggere atteggiamenti anomali di
    qualunque tipo in un soggetto di più di tre anni è difficile, probabilmente sarà opportuno rivolgersi ad un veterinario comportamentalista
    che cercherà di capirne l’origine. La monta è un comportamento di dominanza per eccellenza, ma a questa età non è più una fase della
    crescita rivolta anche ad oggetti o cani dello stesso sesso influenzata dal testosterone, per stabilire una gerarchia o per sfogare la tensione.
    L’unica soluzione potrebbe essere la castrazione, che non condiziona la vita del cane, anzi, non essendo più attratto dalle femmine in
    questo modo compulsivo, potrebbe concentrarsi di più nell’attività a cui è destinato. Inoltre, e qui passiamo al secondo punto del suo
    quesito, non sarebbe una grave perdita dal punto di vista riproduttivo. Non per essere brutali, ma un breton che manifesta, come dice lei,
    cerca molto ristretta e gira poco, non è il rappresentante della razza e il compagno di caccia ideale. In un cane giovane si può correggere la
    troppa intraprendenza, l’indipendenza e la tendenza a strafare, ma migliorare il contrario, ovvero la poca iniziativa e la mancanza di
    avidità, è un tentativo disperato. Potrebbe migliorare facendogli incontrare molti selvatici e lasciandolo rincorrere anche a fondo, ma era
    un lavoro complesso da fare molto tempo fa. Dipende tutto da quello che lei pretende a caccia e se le può bastare un buon fermatore e
    riportatore, sperando che il suo breton lo sia.
    La Redazione
  9. Ferma al frullo e sparo
    Il mio breton ha 3 anni e mi piacerebbe fermarlo al frullo e sparo. Premetto che senza fucile alla partenza del selvatico sta fermo se sparo
    con la pistola. Se invece ho il fucile all’ involo del selvatico rincorre subito.
    Legato con corda lunga non rincorre fino alla parola porta.
    Risposta:
    L’addestramento del suo breton è già a buon punto e ben impostato. Non dovrebbe essere troppo difficile rifinirlo e consolidarlo.
    E’ chiaro che il suo è un cane intelligente e attento, che comprende benissimo la differenza tra le armi e sa che la presenza del fucile
    presuppone l’abbattimento del selvatico. Non sta corretto per anticipare il momento del riporto, cosa che non avviene mai dopo il colpo di
    pistola.
    Lei scrive che legato con la corda lunga resta fermo, ovvio che ha capito perfettamente anche questo e quindi, quando è libero, si prende
    tutte le sue libertà. In questo caso, ci sembra che lei non dimostri una grande autorevolezza e che, in poche parole, il suo cane la prenda un
    po’ in giro. Non serve mai urlare come degli ossessi, è invece determinante instaurare un rapporto di rispetto reciproco, ma che sia ben
    chiaro chi comanda! Su questo bisogna essere inflessibili.
    Provi ad avvalersi della collaborazione di un aiutante che spari col fucile al posto suo, mentre lei si dedicherà al suo allievo, e lo tratterrà
    con la corda fino al momento opportuno. Si dovrà lavorare in due fino ad ottenere una stabilità nel comportamento del cane, che dovrà
    imparare a dominare la sua foga. Ci vuole un po’ di tempo, non abbia mai fretta. Se riprende di nuovo ad inseguire, forse dovrà
    usare mezzi un po’ più drastici, per esempio, sempre coadiuvato dal suo aiutante, usando una fionda, per colpirlo nel preciso istante in cui
    parte e carica.
    A caccia comunque qualche passo si può concedere, ma se avesse intenzione di partecipare alle prove di lavoro, l’immobilità al frullo deve
    essere perfetta.
    Si ricordi le tre P: PASSIONE, PAZIENZA, PERSEVERANZA.
    La Redazione
  10. Cucciolona esuberante
    Ho una breton di 9 mesi che rincorre tutti i cani che incontra, a caccia si esalta e lavora pure bene, ma non appena si trova in compagnia di
    altri cani pensa solo a corrergli dietro continuamente, questo è un comportamento anomalo, aiutatemi a capire come posso controllare
    questo difetto. Grazie.
    Risposta:
    Mi sentirei proprio di rassicurarla: la sua breton è assolutamente normale!
    Anzi, da quello che ci racconta, il suo comportamento è tutt’altro che anomalo, è invece estroverso, socievole, allegro, curioso, esattamente
    quello che deve essere un breton della sua età. E’ una cucciolona che vuole giocare, conoscere e interagire con gli altri cani.
    Sarebbe grave il contrario, se li temesse, se fosse timida, ritrosa o aggressiva… .
    Semplicemente è ancora immatura, i cani hanno tempi diversi, non ripeteremo mai abbastanza che non sono tutti uguali, e probabilmente
    deve ancora andare in calore per la prima volta, quindi è proprio “bambina”.
    Non reprima i suoi comportamenti espansivi, cerchi solo di rinsaldare il vostro rapporto, faccia in modo di essere sempre il suo punto di
    riferimento principale e che sia felice di tornare da lei senza timore di rimproveri. E’ troppo presto per pretendere un’ubbidienza perfetta .
    Crescerà, maturerà serenamente e cambierà atteggiamento, pur rimanendo, si spera, il soggetto allegro e disponibile che dimostra di essere. Forse ci metterà un po’ più di tempo e completerà il suo sviluppo fisico e mentale dopo la sua prima cucciolata, che per una
    femmina, di solito, è un momento fondamentale.
    Ma se la tenga ben cara una breton che a 9 mesi si esalta a caccia!
    La Redazione
  11. Due domande sul mancato riporto…
    Domanda 1:
    Acquistai un breton di 15 mesi già addestrato e fino ad oggi che di anni ne ha 3 si è sempre dimostrato un ottimo ausiliario. Purtroppo
    ultimamente non esegue più il riporto, abbocca il fagiano e poco dopo lo rideposita a terra e riprende la cerca.
    Come mi devo comportare?
    Domanda 2:
    Io ho una breton di 2 anni che va a nascondere la selvaggina invece di portarmela; si allontana, fa una buca e con il muso copre con terra o
    foglie il selvatico venendo poi da me come se niente fosse. Come si puo’ rimediare?
    Risposta:
    ANCORA PROBLEMI COL RIPORTO.
    Rispondiamo ad entrambe le domande nello stesso spazio, perché riguardano lo stesso argomento e si può attuare la stessa correzione.
    E’ stato già sottolineato in altre risposte sul riporto che occorre molta pazienza e non bisogna mai perdere la calma, per non farsi
    fraintendere dal cane che potrebbe male interpretare i nostri comportamenti, e in seguito rifiutarsi decisamente di riportare.
    Nel primo caso che ci viene sottoposto, viene da pensare che questo breton , in qualche occasione, magari involontariamente, sia stato
    punito o sgridato in una fase del riporto o in una situazione collegata ad esso. Può essere capitato che rincorresse o abboccasse qualche
    pollo e che qualcuno lo abbia fatto desistere, oppure non c’è un grande affiatamento con il suo conduttore e, preso dalla frenesia della
    cerca, si rifiuta di riportare per “non perdere tempo”.
    Il secondo caso è un difetto riconducibile all’istinto innato dei canidi selvaggi che sotterrano il cibo in eccesso, si può notare in molti
    giovani cani e spesso sparisce con la maturità.
    Per entrambi bisogna intervenire con il riporto forzato a comando, che se ben insegnato e assimilato dà ottimi risultati. Non è difficile farlo
    eseguire, ma si deve essere metodici, la pazienza alla fine verrà ripagata. Si comincia dal giardino di casa, facendo attenzione che non ci
    siano fattori che distraggano il nostro allievo. Gli si porge una pagnotta di pane duro, che normalmente abbocca volentieri, e dicendo la
    parola “porta” fargliela tenere in bocca per qualche istante, facendosela poi consegnare dicendo “lascia” e premiandolo con un pezzetto di
    formaggio o una crocchetta. Ripetere la stessa operazione tre o quattro volte, senza mai però farlo stancare. Tutto questo per qualche
    giorno, aumentando un poco il tempo dell’abbocco ogni volta. Quando il cane spontaneamente abbocca, si mette la pagnotta in terra
    davanti a lui, la si fa abboccare sempre con la parola “porta” e restituire con il “lascia”, aumentando sempre di più la distanza della
    pagnotta. Tutti questi esercizi devono essere eseguiti con il cane legato ad un guinzaglio sufficientemente lungo. Quando l’esercizio viene
    svolto in modo corretto (dovrebbe bastare una settimana), si sostituisce il pane con un capo di selvaggina, volendo si comincia con una
    quaglia poi si passa al fagiano, ripartendo dalla prima fase e proseguendo come spiegato. In seguito si sostituisce il guinzaglio con una
    cordicella e ci si sposta in un luogo più ampio, meglio in campagna, e quando il cane acquista sicurezza, lo si libera e si lancia il fagiano
    lontano. Se si avrà la costanza di far eseguire l’esercizio tutti i giorni, nel giro di un mese il breton tornerà a riportare. Bisogna insistere
    con dolcezza anche in presenza di altre persone che potrebbero indurlo , se non abituato agli estranei, ad allontanarsi con la sua preda, per
    un normale istinto di possesso e gelosia. E’ molto importante, e con il breton dovrebbe essere scontato, che il cane abbia un rapporto
    affettivo col cacciatore, che quindi sia normale cacciare l’uno per l’altro, condividendo con gioia la stessa passione.
    Marco Piva
  12. Acquistata da poco a 2 anni e non riporta
    Posseggo da qualche settimana un epagneul breton femmina di 2 anni; il vecchio propietario mi ha assicurato che ha un riporto
    eccezionale. Il problema e’ che da alcuni giorni la porto a caccia ed e’ perfetta in tutto, ma quando trova il selvatico lo abbocca per un
    attimo e poi lo lascia li e non vuole piu saperne di riprenderlo. Cosa posso fare? C’e’ un metodo per recuperare il cane?
    Risposta:
    Dalle tante domande che pervengono sul problema del riporto capiamo che l’argomento andrebbe forse analizzato singolarmente e sul
    campo col soggetto interessato, perché le variabili di un simile comportamento spesso sono direttamente correlate al comportamento del
    cacciatore col proprio cane.
    Nel caso specifico immaginiamo che prima di acquistare il cane, col precedente proprietario abbia effettuato una prova sul terreno che
    comprendesse il riporto, constatando l’effettiva efficienza delle prestazioni.
    Presupposto ciò, possiamo ipotizzare che in poche settimane non si sia ancora creato fra lei e il cane quell’affiatamento e quella fiducia tali
    da indurlo a DONARE la sua preda. E’ frequente che cio’ accada nei periodi immediatamente successivi a un cambiamento di stile di vita del
    cane e sta nella capacità di comprensione del cacciatore capirne le ragioni, magari analizzando col precedente proprietario abitudini e
    carattere.
    Tenga presente che conosce il cane da da poco tempo, probabilmente si sente ancora spaesato, vulnerabile e sicuramente affezionato a chi
    glielo ha ceduto: i cani non dimenticano in fretta come noi. E’ possibile che non capisca ancora il suo “linguaggio del corpo”, cosa
    fondamentale che molti trascurano. Magari non è questo il suo caso, ma capita di vedere cacciatori andare incontro a cani che stavano
    riportando, con aria minacciosa, urlando come forsennati “PORTA”, invece di chinarsi allargando le braccia e complimentarsi con dolcezza.
    Si sa che il breton è più sensibile rispetto ad altre razze e un gesto avventato del cacciatore potrebbe indurlo a pensare di aver sbagliato e
    quindi condizionarlo a non ripetere più l’errore.
    Il consiglio è quindi di fare molta attenzione ai propri gesti, al tono della voce e anche al proprio umore; rispetto a quest’ultimo i cani sono
    molto più attenti di quel che noi crediamo. Insomma la chiave per risolvere tanti problemi è sempre una comunicazione reciproca, fondata
    sulla comprensione e l’affetto.
    Detto questo, la invitiamo senz’altro a leggere le cose già scritte su questo tema, aggiungendo che spesso l’aiuto di un altro cane ottimo
    riportatore può essere molto utile, il suo breton sarà invogliato ad imitare il compagno per un senso di emulazione e, perché no, per farle piacere.
    La redazione
  13. il mio Breton si siede e non cerca
    Ho un breton maschio di 3 anni; ferma e riporto tutto bene, ma quando deve cercare si siede e non cerca.
    Sapreste darmi una spiegazione o un consiglio?
    Risposta:
    Eravamo un po’ in dubbio se rispondere a questa domanda perché se il cane se ne sta seduto, non si capisce come faccia invece a fermare e
    riportare correttamente. Probabilmente voleva invece sottolineare che il cane è svogliato e per questo la invitiamo a leggere le risposte che
    abbiamo dato su questo tema in precedenza.
    Bisognerebbe sapere da quanto tempo lei sia in possesso di questo breton. Verrebbe da pensare che non lo sia da tanto tempo, altrimenti
    non si spiega perché si ponga il problema quando il cane ha già tre anni. Se si fosse sempre comportato così, ci sono ben poche speranze
    di recuperarlo, se invece si potesse conoscere la sua storia, magari si potrebbe risalire a qualche trauma che lo potrebbe aver totalmente
    bloccato.
    La cerca, in qualunque cane da caccia, è ovviamente un istinto naturale più o meno accentuato, il primo requisito che deve possedere. La
    sua totale assenza potrebbe essere causata da un’eccessiva punizione su qualche scorrettezza ai primi contatti con la selvaggina, forse
    inflitta da persone troppo dure o impreparate.
    Vale la pena fare un tentativo, prima di scartarlo inesorabilmente, ma solo se si è armati di molta pazienza, tempo, determinazione e buone
    quaglie volatrici. Abbiamo già avuto modo di dire che un soggetto di tre anni è ormai completamente strutturato, quindi non facciamoci
    troppe illusioni.
    Gli faccia incontrare diverse quaglie in un ambiente che gli è familiare e lo lasci totalmente libero di inseguirle, senza mai richiamarlo o
    ammonirlo. Lo riporti nello stesso luogo per diversi giorni e lo metta sempre in condizioni di incontrare senza nessuna preoccupazione. Il
    cane dovrebbe ricordare le esperienze precedenti e dimostrare un certo interesse, ma le lezioni devono essere molto brevi, per lasciargli il
    desiderio di ritornare al lavoro. Questo è solo un punto di partenza, ma se nemmeno questo servisse, lo si può portare fuori in compagnia
    di un altro cane molto avido, a volte la competizione e l’emulazione producono buoni effetti in cani … pigri…?
    Non ci si devono aspettare grandi risultati in poco tempo, ma se non ci sono progressi anche se modesti, il destino di questo breton è
    segnato, non gli resta che un buon divano dove fare compagnia e dare affetto. In questo siamo sicuri che non fallira’.
    La redazione
  14. Leishmaniosi e gravidanza
    Sono possessore di una cagna regolarmente iscritta. Grande compagna di caccia soprattutto alla beccaccia, dove si esprime alla grande. Di
    lei mi piace quasi tutto, mentalita’ nel cacciare, equilibrio, ubbidienza e devozione a me e alla regina. Vorrei tanto avere un suo cucciolo
    con la speranza che possa nascere un suo clone. Anche se fisicamente ben messa in quanto allevata con tanto amore, purtroppo è positiva
    alla Leishmaniosi. Che fare??
    Azzardare una cucciolata con un cane di altrettante doti venatorie e morfologiche o ricordarla per tutta la vita e acquistare un altro soggetto
    da qualche allevatore affiancandolo a lei?
    Breton per tutta la vita
    Risposta:
    La trasmissione della leishmania avviene esclusivamente tramite puntura di insetto ematofago –flebotomo.
    Non vi è contagio diretto tra cane e cane , tra cane e uomo nè tantomeno da uomo a uomo. Nell’uomo è dimostrata la possibilità della
    trasmissione di L. da madre a figlio durante la gravidanza. Per quanto riguarda i cani, i dati sono pochi e contrastanti .
    Nel 1995 a Pisa fu isolato il parassita da un cucciolo appena nato , non fu chiaro però se il contagio fosse avvenuto durante lo sviluppo
    fetale o al momento del parto.
    Recentemente uno studio condotto in maniera mirata, ha escluso la possibilità di questo tipo di trasmissione. Tuttavia, allo stato attuale, il
    contagio materno-fetale non può essere completamente escluso, non potendo traslare le evidenze e i risultati della L. umana. C’è da dire
    che la circolazione placentare canina è molto meno permissiva rispetto all’uomo.
    Comunque sia, anche se venisse dimostrato che la trasmissione della L. canina da madre a figlio non è possibile, una cagna con la L. non
    dovrebbe essere fatta accoppiare, in quanto la gravidanza è un evento stressante che può riattivare la malattia eventualmente quiescente.
    C’è chi teme anche che l’accoppiamento con un soggetto maschio infetto possa permettere la trasmissione del parassita. Non esistono studi
    al riguardo anche se, nell’incertezza, sarebbe bene non rischiare. Recentemente il parassita è stato trovato nello sperma ed in alcune
    strutture sessuali maschili, per cui il maschio infetto può essere considerato un potenziale portatore dell’infezione durante l’accoppiamento
    .Luca Pasqualetti
  15. Cucciolo di tre mesi, prime esperienze
    Un nostro lettore ha inviato alla redazione due domande che abbiamo voluto raggruppare in quanto riferite allo stesso cucciolo e che
    rispecchiano i dubbi e le speranze di altri cacciatori in situazioni analoghe.
    Domanda 1:
    Ho un cucciolo breton di 3 mesi, vorrei abituarlo all’acqua in quanto sono un cacciatore fondamentalmente di acquatici, vorrei sapere come
    mi dovrei comportare; qualcuno mi dice che i breton non sono molto adatti per questo tipo di caccia, ma io ho fiducia. L’ho già portato a
    caccia un paio di volte ma a parte giocare al momento non fa altro; è un cucciolo si può capire, non teme gli spari e già gli ho fatto fare un
    piccolo bagnetto ma senza forzarlo. Per concludere cosa posso aspettermi dal punto di vista venatorio da un cucciolo di 3 mesi? Se lo faccio abituare all’acqua c’è il rischio che dimentichi le altre sue caratteristiche tipo la ferma?
    Domanda 2:
    Per mancanza di tempo senza un adeguato addestramento , posso sperare che sviluppi le sue innate caratteristiche venatorie
    semplicemente portandolo a caccia?
    Risposta:
    Un cucciolo a 3 mesi è come un bimbo a 3 anni, non si può pretendere che vada a caccia, e meno che mai agli acquatici. Avendola praticata
    per lunghi anni, so essere un tipo di caccia “specialistico” e molto difficile. Porti pure il suo cucciolo fuori, gli faccia tranquillamente
    “assaggiare” acqua e fango, non tarderà ad abituarsi a questi elementi, che non sono propriamente prati di erba medica. Non lo forzi a
    entrare in acqua se non ha voglia, può magari invogliarlo lanciandogli degli oggetti, o meglio ancora un selvatico abbattuto in precedenza,
    in modo da abituarlo al riporto, avendo però l’accortezza di iniziare nell’acqua molto bassa per non spaventarlo, e aumentando il livello
    man mano che il cucciolo cresce. Stia tranquillo che tutto questo assolutamente non gli farà perdere la ferma! L’Epagneul Breton si adatta a
    tutti i tipi di caccia e di terreni, e se opportunamente addestrato eccelle anche nella caccia agli acquatici.
    Quanto alla seconda domanda, parlando di innate caratteristiche, si mettono in risalto quelle doti che nascono con il cucciolo. Per il cane
    da ferma è istintivo ricercare la selvaggina, fermarla e riportarla, e tutto questo lo possiede naturalmente, quindi se per mancanza di
    tempo il proprietario non può addestrarlo in modo continuativo, queste doti anche se non affinate dall’addestramento, gli rimangono.
    Quindi lo porti a caccia tranquillamente, magari avrà un compagno un po’ scorretto, ma si divertirà sicuramente nel vederlo cacciare.
    Probabilmente inseguirà la sevaggina che troverà, talvolta dopo aver fermato un selvatico avrà la tentazione di forzarlo, il riporto non sarà
    perfetto e tenderà magari a portare in giro il suo “trofeo”, ma comunque sarà bellissimo. E’ un peccato però perdere tante opportunità che
    potrebbe realizzare con un minimo di impegno da parte sua. Dedicando più tempo al suo breton, imparerebbe a conoscerlo meglio ed
    entrambi vi divertireste di più. Buona fortuna!!!
    Pietro Antonio Nurra
  16. Ancora il riporto…
    Ho un breton di tre anni che non riporta il selvatico. A volte lo prende in bocca ed in altre, dopo lo sparo, neanche cerca il selvatico morto
    ma continua la cerca. E’ un cane timoroso a volte mentre in altre si dimostra aggressivo verso altri cani. Che posso fare?
    Risposta:
    Abbiamo già risposto a diverse domande concernenti il riporto, ma i nostri soci continuano ad interpellarci sull’argomento, per cui lo
    riprendiamo ancora una volta e proviamo a dare ulteriori chiarimenti, ma li invitiamo comunque a leggere le risposte già
    pubblicate. Andiamo per ordine. Un breton maschio di tre anni è entrato
    nell’età adulta ed è normalissimo che si dimostri aggressivo nei confronti degli altri maschi, soprattutto per difendere il suo territorio o i
    suoi “diritti” a caccia, ma qualsiasi manifestazione del suo caratterino, tipico della razza, deve rientrare al richiamo del suo conduttore, e
    comunque non deve mai rivolgersi contro le persone, per nessuna ragione. Se invece appare timoroso, bisogna valutare le situazioni e,
    come sempre sottolineo, il passato del cane, se è stato correttamente socializzato, se vive in famiglia e da quanto, se è stato messo a
    contatto con il mondo esterno nei tempi e nei modi adeguati.
    Dare un aiuto per quello che riguarda l’argomento specifico, ovvero il riporto, non è semplice. Si dovrebbe conoscere molto bene il
    soggetto, osservarlo attentamente sul lavoro, cercare di capire le ragioni del suo comportamento e il livello del suo addestramento e
    affiatamento con il proprietario. Credo di fare un regalo a tutti, riportando quasi integralmente i consigli del MAGO, il grande maestro
    Gianni Puttini, tratti dal suo prezioso e ormai introvabile libro “Quarant’anni di addestramento”.
    “……Non inizio mai l’addestramento prima che l’intelligenza dell’allievo sia sufficientemente aperta per comprendere quanto gli sto per
    insegnare, così, a parer mio, sarebbe pericoloso iniziare l’esercizio del riporto quando la sua maturazione intellettiva non si è ancora
    manifestata. Solo allora ed in breve tempo potrà facilmente diventare un riportatore spontaneo, volenteroso, costante, perfetto. Il sistema
    del riporto forzato a me non va, così come disapprovo qualsiasi espediente sistematicamente violento. Con la violenza si possono ottenere
    determinati risultati che soddisfano le persone di scarsa esigenza, ma il riporto così ottenuto spesso non è duraturo. Agire con dolcezza per
    convincere, oltre che più umano è anche più efficace. Dai più refrattari ottengo risultati con questo metodo. Metto all’educando un collare
    forte un po’ stretto al collo e lo lego con una catena lunga 2 o 3 metri ad un albero in aperta campagna. L’ambiente deve essere una plaga
    larga di erba medica o di stoppie o di prato priva di folta alberatura. Ad una ventina di metri dall’allievo devono già essere state liberate 3 o
    4 quaglie. Mi avvio immediatamente dalla parte opposta a quella dove si trovano l’allievo e le quaglie, alla ricerca di queste con un ottimo
    soggetto già perfettamente educato ed eccellente riportatore. Naturalmente l’allievo incuriosito osserva attentamente ciò che succede e con
    sforzo tenta di svincolarsi dalla stretta e di venire a me. Quando l’altro cane è in solida ferma mi porto ad una decina di metri dall’allievo
    dando ordini al mio aiutante di far alzare e uccidere. Benchè il cane riportatore non abbia alcun bisogno di essere spronato, io ad alta voce
    esagero nell’incitarlo al riporto e quando lo ha eseguito lo colmo di carezze somministrandogli succosi bocconcini bene in vista
    all’educando alla catena. Questo, che tutto ha osservato, si entusiasma, facendo ogni sforzo per staccarsi e venire a me, allora lo affronto
    con voce burbera imponendogli la calma e il silenzio. Ripeto per due o tre volte questo esercizio usando sempre lo stesso sistema. Indi lo
    slego dall’albero e mentre egli crede di avere piena libertà di azione e poter così partecipare anch’esso al lavoro, lo metto al guinzaglio e lo
    faccio riaccompagnare in canile rimanendo io col cane riportatore sul campo, dando all’altro l’impressione di continuare nel lavoro.
    Rinnovo per 4 o 5 volte questo esercizio sempre nello stesso ambiente e coll’allievo sempre legato allo stesso albero. Nell’osservare l’altro
    a lavorare, nel contemplare le carezze e le leccornie che gli prodigo, sarà indotto ad imitare il compagno da tale senso di emulazione che
    portato successivamente da solo nello stesso ambiente, se non la prima volta, certamente la successiva, riporterà la quaglia uccisa. Per
    questa buona azione lo colmo di carezze abbondando in gustosa ricompensa.
    Così il soggetto riporterà per sempre.
    Conclusione: l’invidia fu la sola artefice benefica che l’indusse al riporto. ………….”
    La redazione
  17. Non riporta e si mangia la selvaggina
    Domanda 1:
    Posseggo da qualche settimana una femmina di breton di 14 mesi; le ho fatto fare il riporto con una pallina e la riportava; sono passato così
    ad un selvatico ma se lo mangia. Come posso risolvere il problema
    Domanda 2:
    Salve, ho preso da poco un breton femmina di nove mesi. Ho incominciato a fargli fare il riporto con un fagotto fatto con uno straccio ed ho
    avuto numerosi successi, ricompensando anche il cane. Ho provato con un colombo appena abbattuto e lo mastica fino a mangiarselo. Ho
    chiesto al precedente padrone e mi ha confermato lo stesso problema dicendomi che lo fa con tutti i volatili. Il cane non ha problemi di alimentazione. Chiedo gentilmente consigli per risolvere il problema.
    Domanda 3:
    ho un breton di 6 mesi nel riporto di selvaggina specie tordi, a volte dopo averli trovati li mangia. Come posso fare per correggere il
    problema?
    NDR La risposta dell’esperto e’ calibrata sulla terza domanda, ma abbiamo ritenuto di pubblicarne altre analoghe per suggerire la stessa
    strategia di soluzione al problema.
    Risposta:
    La risposta giusta sarebbe che il giovane Breton fa bene a mangiarsi i tordi, in quanto il Breton non è un cane da riporto per la selvaggina
    da ramo ma un cane da ferma per selvaggina nobile. Inoltre un soggetto di sei mesi, vista la sua giovane età, è improbabile abbia ricevuto
    anche la minima nozione di addestramento.
    Prima di iniziare gli esercizi per correggerlo, bisogna accertarsi che il soggetto non sia affetto da verminosi intestinale e la sua
    alimentazione sia adeguata con i giusti rapporti vitaminici, in quanto un soggetto infestato da parassiti intestinali cercherà per istinto di
    rimediare allo squilibrio creato, con cibi che riterrà a lui più confacenti Presumo, dalla domanda pervenutaci, che il nostro socio sia
    inesperto di addestramento, pertanto consiglio metodi educativi non coercitivi.
    Il giovane allievo deve essere sottoposto al riporto in cortile senza che nessuno lo possa distrarre, utilizzando non i tordi ma un piccione
    morto e mettendo al collare del cucciolone una cordicella di alcuni metri, tenere il cane fermo con la cordicella, sparare un colpo di pistola
    a salve e comandare la parola secca PORTA. Se il soggetto si lancia sulla preda con avidità intenzionato di mangiarsela, tirare la cordicella e
    con il tono di voce alterato rimproverarlo e impedirgli di mangiare il piccione. Gli esercizi devono essere continuativi per molti mesi tutti i
    giorni, e non più di due o tre esercizi al giorno. Quando il giovane allievo ormai già grandicello riporterà alla perfezione il piccione,
    consiglio di utilizzare una quaglia gabbiarola, ucciderla (non con il fucile, in quanto a distanza ravvicinata potrebbe essere sciupata e non
    più adatta al nostro caso), lanciarla con le stesse modalità del piccione, sempre con la piccola funicella attaccata al collare, se la sequenza
    degli esercizi è stata fatta correttamente il giovane Breton riporterà anche i tordi, cosa che personalmente disapprovo.
    Giorgio Bellotti
  18. Quanto vive mediamente un Breton?
    Domanda:
    Quanto vive in media un breton? Il mio è morto a 10 anni e mezzo di colpo. Il veterinario le ha trovato la creatinina a 3 e l’azotemia
    altrettanto alta; l’ha curata con delle flebo e la cagnetta da quel momento aveva attacchi terribili in cui vomitava e sbavava. Durante uno di
    questi attacchi è morta con la lingua tra i denti. Aiutatemi a capire.
    Risposta:
    Generalmente i breton sono cani longevi, non è raro che possano superare i 14 anni, è una razza robusta e resistente a molte comuni
    patologie.
    Bisogna però tener presente che molte razze canine, con il passare degli anni, vanno incontro ad una progressiva insufficienza renale.
    Molte razze vanno incontro a questa malattia, i boxer per esempio sono geneticamente predisposti; a me è successo in un boxer di cinque
    anni, morto proprio per insufficienza renale. Non vi sono cause ben definite per la patogenesi, si pensa all’alimentazione o al lavoro, ma
    fattore determinante è l’età; si pensa che fin dai primi sette otto anni di vita un cane possa avere problemi nefrologici.
    Nella mia esperienza di veterinario e di allevatore di breton ho visto pochi soggetti della nostra razza affetti da tale patologia se non in
    conseguenza di avvelenamenti o di spiacevoli incontri con le vipere. La patologia è abbastanza subdola, infatti il cane presenta vomito,
    affaticamento, ipersecrezione salivare e sovente alito cattivo. L’esame ematochimico , quando si escludono problemi gastro-intestinali,
    mette in evidenza l’aumento dell’azotemia e della creatinina, in particolare il suo caso con la creatinina alta propendeva per una prognosi
    infausta. Bene ha fatto il suo veterinario a intervenire con le flebo o altri prodotti antiemetici che in questo caso sono solo palliativi, il
    danno renale è progressivo e la morte giunge in pochi giorni per il blocco dei reni. Il difetto dei cani a cui siamo legati da affetto è che
    hanno una vita più breve della nostra, ma 10 anni sono già un bel traguardo per loro.
    Gianluca Pasqualetti
  19. Vaccinazione in tarda eta’…
    Si puo’ vaccinare un Breton di 8 anni mai vaccinato prima? Può venire a contatto con neonati e vivere nello stesso appartamento?
    Risposta:
    CERTAMENTE. Le vaccinazioni si possono fare a tutte le età.
    In particolar modo un cane di otto anni e più, può essere soggetto a malattie debilitanti che, trovando il soggetto privo di ogni difesa per le
    principali malattie infettive dei cani, queste possono avere effetti più gravi. Considerando poi che il suo breton vive in appartamento a
    contatto con neonati le vaccinazioni sono ancor più importanti, ma resta il fatto che poche sono le zoonosi trasmissibili da cane a uomo,
    eccezion fatta per le malattie parassitarie sia endogene che esogene.
    Gianluca Pasqualetti
  20. Cucciolone troppo esuberante
    Domanda:
    Ho un cucciolo di un anno giocherellone e molto esuberante, quando gli faccio le coccole o i complimenti cerca sempre di morsicare le
    maniche della maglia e salta addosso a tutti, poi e’ un abbaione di prima categoria. Cosa posso fare per migliorare il suo carattere? Tenete
    conto che è ancora un cucciolone.
    Risposta:
    Per sua fortuna questo cucciolone è esattamente come dovrebbe essere, cioè, come dice lei, giocherellone e molto esuberante. Ottima
    premessa per un buon rapporto, anche se a volte un po’ fastidioso. Impedirgli totalmente di mordicchiare equivale a privare delle mani una
    persona, infatti i cani si servono della bocca proprio come noi delle mani. Si dibatte molto, tra gli educatori, sull’argomento dell’inibizione del morso, che a nostro avviso dovrebbe invece limitarsi alla regolazione del morso. Un cucciolo dovrebbe averla già imparata nel gioco con
    i suoi fratelli, che quando esagera guaiscono disperatamente. Anche la madre interviene severamente costringendolo a controllarsi. Noi
    dobbiamo imitare questi comportamenti senza diventare troppo coercitivi, ma comunque saremo molto decisi quando insegniamo il NO e il
    LASCIA. Quest’ultimo ordine diventerà in seguito molto utile quando ci si cimenterà con il riporto. Il discorso riguardante l’abbaio continuo è
    diverso, perchè dipende dalle cause scatenanti. Abbaia ai passanti, ai gatti, per fare le feste, per attirare l’attenzione? Esamini attentamente
    il suo comportamento e troverà la soluzione. Come dice lei stesso tenga conto che si tratta ancora di un cucciolone, ha bisogno solo di
    pazienza e di tempo per maturare.
    La Redazione
  21. Cucciolone abbaia troppo
    Ho un cucciolone di breton di circa 7 mesi che abbaia quando viene liberato con altri soggetti, sembra che faccia la seguita, il suo abbaio
    non e’ costante ma quasi. Ho provato a sgridarlo ma lui è caparbio, vorrei sapere se cè una soluzione.
    Risposta:
    Nella mia esperienza di lunghi anni di allevamento mi è capitato spesso di notare che i cuccioli fino al raggiungimento di 10/12 mesi
    amano giocare, e quindi inseguire i fratelli o altri cani potrebbe essere una manifestazione di gioia. Mi sentirei di rassicurarla, anche noi
    abbiamo avuto un breton cucciolone che abbaiava come un segugio dietro alla lepre, o mentre inseguiva i suoi compagni di box. Lo
    abbiamo lasciato sfogare, certi che con il passare dei mesi, avrebbe sicuramente smesso di abbaiare e si sarebbe dedicato alla ricerca della
    selvaggina, cosa che poi è avvenuta regolarmente. Le consiglio, prima di tentare di correggere questo giovane, di aspettare che maturi un
    pochino, e se non è una tara, vedrà dei miglioramenti a breve.
    Pietro Antonio Nurra
  22. Prendere un maschio o una femmina?
    Domanda:
    Sono un estimatore di questa razza da 23 anni e da allora ho avuto sempre femmine; ho fatto anche cucciolate con buoni risultati e
    partecipando con i miei cani a manifestazioni nazionali. Adesso ho una sola femmina che ho sterilizzato. Preciso anche che i miei cani
    hanno vissuto e vivono liberi in un giardino, dopo tanti anni mi trovo a un bivio dovendo decidere a quale età prenderlo e se sceglierlo
    maschio o femmina. Preciso che vorrei tornare nel mondo della cinofilia come ho fatto fino a poco tempo fa.
    Risposta:
    Se lei ha sempre avuto femmine, non dovrebbe avere nessun dubbio, sicuramente femmina! I vecchi discorsi sui maschi più esuberanti e le
    femmine più ubbidienti e affettuose lasciano il tempo che trovano. Abbiamo visto maschi dolcissimi e docili e al contrario femmine
    scalmanate e incontenibili. E’ sempre molto soggettivo. L’età invece dipende dalle sue esigenze. Se acquista un cucciolo, mai prima dei 60 –
    70 giorni, darà tante più soddisfazioni allevarsi il proprio breton e vederlo crescere seguendo i suoi progressi giorno per giorno. Qualcuno
    ha fretta e rivolge la sua attenzione su un cucciolone già iniziato o addirittura un cane adulto che ha fatto una o più stagioni di caccia. Solo
    lei può decidere.
    La Redazione

Domanda al Club

  1. Quali attivita’ il Club ha in cantiere dopo il successo di Conselice?
    Domanda:
    Sono un socio del cieb, volevo chiedere quali attività ha intenzione il club di portare avanti dopo i successi della nazionale d’allevamento di
    Conselice dei quali si legge su tutti i giornali di settore.
    Sono veramente contento di leggere a 360° (internet e stampa) della nostra splendida razza.
    Cordiali saluti
    T.L.
    Risposta:
    Intanto intendiamo ringraziarLa per le sue positive attestazioni ed i complimenti che ha esternato per le attività e per il sistema di
    comunicazione efficace scelto dal Cieb.
    Siamo fermamente convinti che l’Esposizione Nazionale d’allevamento, in special modo per i risultati in termini zootecnici, aggregativi e
    sociali che ha fornito, sia la prima di una lunga serie di iniziative particolari che da qui a breve il Club intraprenderà.
    Per rispondere alla Sua richiesta Le anticipiamo un evento che, auspichiamo , avrà la stessa eco e riscuoterà lo stesso successo della
    Nazionale di Conselice.
    Si tratterà di una prova di cui all’ art. 55 del Regolamento delle Prove per le razze da Ferma, meglio conosciuta come PAV.
    La manifestazione si svolgerà nel prossimo mese di novembre, sempre a Conselice, che si presta in modo particolare come sede operativa.
    Questa tipologia di verifica si prefigge lo scopo di valutare, da parte di Giudici Esperti ENCI, le attitudini venatorie dei nostri Epagneul
    Breton, e di misurare quindi la venaticità dei soggetti sottoposti a verifica, senza tener conto di eventuali difetti di dressaggio. Vorremmo in
    questo modo far avvicinare cacciatori, giovani e nuovi appassionati, che forse sono intimiditi dal mondo della cinofilia “agonistica”, e
    invece sono in possesso di soggetti dalle grandi qualità naturali, che meritano di essere valorizzate.
    L’esame dei risultati e la massiva partecipazione potranno fornirci un tangibile dato sulle condizioni di salute della razza sul piano
    funzionale. In queste prove non saranno rilasciate qualifiche ma, ai soggetti idonei, saranno rilasciate certificazioni speciali di attitudine venatoria.
    Tale certificazione inoltre consentirà ai soggetti che l’otterranno l’ammissione in classe lavoro nelle expo e l’accesso al registro nell’elenco
    dei riproduttori selezionati ENCI.
    Un altro evento importantissimo da segnalarLe per la sua valenza tecnico associativa e per il CLUB è il raduno di razza con la prova
    speciale nello storico territorio del Mezzano (Ferrara).
    Questa manifestazione , che per il terzo anno vive un importante ritorno, si svolgerà il 7 settembre prossimo.
    A dicembre invece ci sarà il consueto ed oramai irrinunciabile appuntamento di Burgio (Sicilia) dove alla “speciale” su beccacce si
    affiancherà il Raduno .
    Sperando di essere stati sufficientemente esaustivi La salutiamo con cordialità
    Per il Consiglio : Pietro Garro
  2. Come posso iscrivermi al club?
    Risposta:
    Abbiamo riservato una pagina nella quale troverai il modulo d’iscrizione sia in formato word che in pdf. Dopo averlo compilato potrai
    inviarlo al delegato territoriale più prossimo.
    Per ulteriori informazioni clicca QUI
  3. Dubbio sulle regole di selezione per la Coppa Europa 2014
    Domanda:
    Leggendo le nuove regole secondo le quali i cani possono partecipare ho creduto di capire che se nei dodici preselezionati ci sono solo due
    cani di allevamento italiano magari all’undicesimo e dodicesimo posto questi ci vanno di diritto e il selezionatore e costretto ad inserirli in
    squadra?
    Risposta:
    Caro amico Bretonista, il regolamento dice proprio quello che tu hai capito, ma dice anche che: “la riserva deve essere sempre di
    allevamento italiano”, quindi nel caso da te citato, bisogna allargare la preselezione sino alla 15° posizione. All’atto pratico sono sicuro che
    nei primi 12 cani ce ne saranno molti di piu’ dei due da te immaginati di allevamento italiano. Sarebbe proprio grave se il nostro
    allevamento fosse cosi deficitario.
    Questo nostro regolamento dovrebbe proprio stimolare la crescita qualitativa dei soggetti italiani.
    Bisogna fra l’altro pensare che l’11° o il 12° qualificato, da te citati, possono essere si fra quelli che hanno totalizzato meno punti, ma
    potrebbero essere fra quelli che per varie ragioni (calore per le femmine, infortuni temporanei, stato di forma deficitario, ristrettezza
    economica del conduttore) hanno potuto fare una sola prova del circuito, ma evidenziano delle grandi qualità di razza, magari vedendosi
    assegnare una qualifica importante tipo un CAC-CACIT. Al contrario, un soggetto mediocre che frequenta tutto il circuito potrebbe fare tipo
    8 MB e 1 ECC e avere si un elevato punteggio ma delle mediocri qualità. Sarà proprio questa la bravura e la conoscenza della razza del
    selezionatore, il saper cogliere in questo “paniere” i 5 migliori e più in forma di cui due piu’ riserva di allevamento italiano.
    Vorrei cogliere l’occasione per sottolineare che il Club che tutela la razza ha come scopo, vedi Statuto, la valorizzazione, la conoscenza e la
    selezione dei prodotti dell’allevamento nazionale.
    Cordialmente
    Mauro Gianesini

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